Tag: economia

  • Cremonini lancia un piano triennale da 600 milioni per la crescita internazionale

    Cremonini lancia un piano triennale da 600 milioni per la crescita internazionale

    In Breve

    Qual è l'importo del piano triennale di Cremonini?
    Il piano triennale di Cremonini prevede investimenti per 600 milioni di euro.
    Qual è l'obiettivo di fatturato per il 2028?
    L'obiettivo di fatturato per il 2028 è di 7,5 miliardi di euro.
    Quali settori saranno potenziati dal piano?
    Il piano prevede investimenti nella ristorazione, produzione di carni e distribuzione per il mercato Ho.Re.Ca.

    Il Gruppo Cremonini ha recentemente presentato un ambizioso piano triennale che prevede investimenti per un totale di 600 milioni di euro. Questo progetto, che si estende fino al 2028, è mirato a rafforzare la catena del valore integrata, promuovere l’internazionalizzazione e migliorare l’efficienza operativa. L’obiettivo finale è di raggiungere un fatturato di 7,5 miliardi di euro entro il 2028, con un tasso di crescita medio previsto del 9-10% e la possibilità di avvicinarsi ai 10 miliardi di ricavi entro il 2030.

    Nel 2025, il Gruppo ha registrato un fatturato superiore a 6,4 miliardi di euro, e per il 2026 si prevede un consolidamento con un obiettivo di almeno 6,7 miliardi di euro. Tuttavia, il caro energia sta comprimendo i margini di profitto, rendendo cruciale l’implementazione di strategie di crescita.

    Per il 2026, la prima fase del piano prevede oltre 150 milioni di euro di investimenti, di cui circa 40 milioni saranno destinati al settore della ristorazione. In particolare, Chef Express, la divisione del gruppo dedicata alla ristorazione, subirà un’ottimizzazione strutturale e un piano di nuove aperture, con un focus particolare sul Mezzogiorno, in particolare in Puglia e nelle grandi isole italiane.

    Il gruppo ha confermato la sua partecipazione a gare per concessioni in aeroporti, stazioni ferroviarie e aree autostradali, ampliando così la sua presenza nel segmento della ristorazione “in viaggio”. Le restanti risorse saranno allocate alla produzione di carni bovine e salumi tramite Inalca, e alla distribuzione per il mercato Ho.Re.Ca. attraverso Marr.

    Marr, leader nella distribuzione all’Ho.Re.Ca. in Italia con un fatturato di circa 2,1 miliardi di euro, sta attuando un piano di rinnovamento delle piattaforme logistiche, con nuove filiali già operative a Roma, in Lombardia e in Puglia. Inoltre, sono previsti interventi di efficientamento nel Nord Italia per migliorare ulteriormente la rete distributiva.

    Il gruppo ha anche evidenziato come il calo dei consumi influenzi il settore della ristorazione. Secondo i dati Fipe, si registra un rallentamento degli ingressi nei pubblici esercizi, con consumi stabili ma privi di un trend positivo, a causa della perdita di potere d’acquisto da parte dei consumatori.

    Inalca, parte del Gruppo, gestisce oltre 230.000 bovini tra Italia e Polonia e dispone di un grande polo produttivo a Sochocin per la macellazione e lavorazione delle carni. In Italia, l’intenzione è quella di potenziare la base degli allevatori per migliorare l’integrazione della filiera bovina. Circa il 40% dei ricavi di Inalca proviene dall’estero, principalmente dall’Europa, ma anche da mercati in Africa e Russia. Il gruppo non esclude ulteriori espansioni in Nord America, partendo dal Canada, dove è già presente con uno stabilimento per il confezionamento di salumi, attraverso piccole acquisizioni o joint venture con partner locali.

    Le risorse del piano saranno impiegate per nuovi stabilimenti, piattaforme e ristoranti, in linea con la strategia aziendale che punta a mantenere l’identità di azienda di famiglia.

  • Le imprese italiane all’estero: resilienza e prospettive di investimento nonostante le sfide globali

    Le imprese italiane all’estero: resilienza e prospettive di investimento nonostante le sfide globali

    In Breve

    Qual è la propensione delle imprese italiane a investire all'estero?
    Il 51% delle imprese italiane intende investire sui mercati esteri nonostante le sfide.
    Quali sono i principali fattori che influenzano le decisioni d'investimento?
    I costi energetici e delle materie prime sono le principali preoccupazioni per il 57% delle aziende.
    Cosa prevede il futuro per le imprese italiane all'estero?
    L'82% delle imprese prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati per il 2027.

    Le aziende italiane attive sui mercati esteri dimostrano una notevole resilienza, continuando a investire nonostante le tensioni geopolitiche, le politiche protezionistiche e l’aumento dei costi di materie prime ed energia. Questo è quanto emerge dall’Osservatorio Assocamerestero 2026, che ha analizzato il sentiment delle imprese italiane attraverso la rete delle Camere di commercio italiane all’estero.

    Il report evidenzia che il 40% delle aziende considera il clima verso i prodotti italiani «molto positivo», con una domanda in crescita, mentre il 49% lo giudica «positivo, ma più selettivo». Solo il 9% degli intervistati definisce il contesto stabile e un esiguo 3% lo considera più prudente. Le valutazioni variano significativamente a seconda delle aree geografiche: in America Latina, l’80% delle imprese segnala un clima molto positivo, mentre in Africa le opinioni sono più divise, oscillando tra stabilità e prudenza.

    Per quanto riguarda gli investimenti, il 51% delle imprese italiane intervistate ha dichiarato l’intenzione di investire ulteriormente sui mercati esteri. Al contrario, il 26% adotta un atteggiamento più cauto, il 20% mira a difendere le posizioni già acquisite e solo il 3% prevede una riduzione della propria esposizione. Le risposte variano anche in base all’area geografica: in Asia e negli Stati Uniti, tutte le aziende si dichiarano pronte a investire, mentre in Europa si registra una maggiore cautela, con il 39% orientato a nuovi investimenti e il 33% a strategie difensive.

    Tra i fattori che influenzano le decisioni d’investimento, i costi energetici e delle materie prime emergono come le principali preoccupazioni per il 57% del campione. Seguono il rischio cambio e l’instabilità finanziaria (23%), le politiche protezionistiche e la competizione tra blocchi economici e conflitti regionali (20% ciascuno), e l’instabilità normativa e politica dei singoli mercati (14%).

    In un contesto competitivo, le aziende italiane riconoscono che non basta più puntare sulla qualità del prodotto. Oltre la metà degli intervistati indica la strategia di medio-lungo periodo come prioritaria, mentre il 29% sottolinea l’importanza di scegliere partner locali affidabili e il 26% la necessità di conoscere le regole del paese di destinazione. I principali concorrenti citati includono Cina (77%), Francia (46%) e Germania (43%).

    Le misure ritenute necessarie per migliorare la competitività includono una maggiore promozione coordinata del made in Italy (71%) e un incremento del sostegno pubblico all’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese (49%).

    Guardando al futuro, il 82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati per il 2027: il 24% si aspetta una crescita sostenuta, il 56% una crescita moderata e il 18% una fase di stabilità, mentre nessuno prevede un rallentamento generalizzato.

    Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, sottolinea che il made in Italy continua a essere percepito come un simbolo di qualità e stile, ma avverte che «oggi non è più sufficiente». Secondo Pozza, nei mercati internazionali è sempre più cruciale mantenere una presenza continua, conoscere le normative locali, scegliere partner affidabili e adattare i modelli commerciali, rendendo la qualità solo il punto di partenza di una strategia vincente.

  • Il Commercio in Italia: Crescita del Fatturato Nonostante la Riduzione dei Punti Vendita

    Il Commercio in Italia: Crescita del Fatturato Nonostante la Riduzione dei Punti Vendita

    In Breve

    Qual è la riduzione dei punti vendita in Italia dal 2018 al 2023?
    Il numero di negozi al dettaglio in Italia è sceso da 666.479 a 570.313, con una riduzione di circa 96mila unità.
    Come è cambiato il fatturato del commercio in Italia?
    Il fatturato complessivo del settore è aumentato del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.
    Quali settori hanno registrato la crescita maggiore?
    I discount alimentari hanno visto un aumento del fatturato del 101,1% e le farmacie hanno registrato una crescita del 4,2%.

    Negli ultimi cinque anni, il panorama del commercio al dettaglio in Italia ha subito profondi cambiamenti. Tra il 2018 e il 2023, il numero di negozi è diminuito drasticamente, passando da 666.479 a 570.313, con una riduzione di circa 96mila unità, pari a un -14,4%. Tuttavia, in controtendenza, il fatturato complessivo del settore ha registrato un aumento significativo del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.

    Questa contrazione ha colpito in particolare i negozi ambulanti, che hanno visto una diminuzione del 27,3%, e i piccoli negozi alimentari, il cui numero è calato del 17,9%. Al contrario, le farmacie hanno mostrato una crescita del 4,2%. Un fattore determinante per l’aumento del fatturato è stato il boom dei discount alimentari, che hanno incrementato le loro unità locali del 7,4%, il numero degli addetti del 51,2% e il fatturato del 101,1%. In questo contesto, l’inflazione, che è aumentata del 19,8%, ha contribuito a spiegare solo in parte questa crescita, evidenziando una crescente ricerca di convenienza da parte delle famiglie italiane.

    Inoltre, il settore dell’e-commerce, insieme alla vendita porta a porta e ai distributori automatici, ha visto un incremento del 13,6% delle unità locali e un notevole aumento del fatturato del 41,9%. Questo suggerisce un cambiamento nelle abitudini di consumo, con un’attenzione crescente verso le modalità di acquisto più pratiche e convenienti.

    Nonostante la riduzione dei punti vendita, il mercato del lavoro non ha subito un impatto equivalente. Gli addetti al commercio sono diminuiti solo dell’1,8%, mentre il numero medio di lavoratori per negozio è aumentato, passando da 2,9 a 3,3. Settori come abbigliamento e calzature hanno registrato incrementi significativi del numero di addetti (+22,4%), così come gli articoli culturali e ricreativi (+21,4%), anche se molti di questi comparti hanno chiuso numerose insegne.

    Il fatturato per addetto ha visto un incremento del 27,9%, passando da 172mila a 220mila euro, con punte del 43,5% per le farmacie e del 50,4% per i settori carburanti e tabacchi. Negli ipermercati, sebbene il fatturato per addetto sia aumentato del 4,4%, il fatturato complessivo ha subito una flessione dell’8,4%, con una riduzione della dimensione media dei punti vendita del 13,6%. Questo fenomeno è simile a quanto osservato in Francia, dove il formato degli ipermercati sembra aver raggiunto una fase di maturità.

    Dal punto di vista territoriale, i dati al 2023 mostrano che il Sud Italia mantiene una densità commerciale più alta, con 12,1 negozi ogni mille abitanti, rispetto agli 8,8-8,9 del Nord-est e del Nord-ovest. Questa capillarità è legata a minori opportunità di lavoro dipendente, all’efficacia degli incentivi e alla crescita del turismo. Inoltre, il Sud è l’unica macroarea in cui gli addetti sono aumentati sia negli esercizi specializzati (+1,9%) che in quelli non specializzati (+10%) tra il 2018 e il 2023.

  • Cottarelli: L’Italia può evitare il debito aggiuntivo grazie a una gestione oculata

    Cottarelli: L’Italia può evitare il debito aggiuntivo grazie a una gestione oculata

    In Breve

    Qual è la posizione di Cottarelli sulla flessibilità Ue per il debito?
    Cottarelli ritiene che l'Italia non abbia bisogno di ricorrere alla flessibilità Ue per aumentare il debito pubblico al momento.
    Come sono andati i primi trimestri dell'economia italiana?
    Il primo trimestre ha mostrato un andamento relativamente positivo, con un aumento dell'occupazione e della produzione industriale.
    Qual è l'impatto dell'inflazione sul potere d'acquisto?
    Nel 2021-2022, i lavoratori hanno perso circa il 13% del potere d'acquisto a causa dell'inflazione.

    Carlo Cottarelli, noto economista e già commissario alla spending review, ha recentemente espresso la sua valutazione sulla situazione economica dell’Italia, affermando che al momento non vi è necessità di ricorrere alla maggiore flessibilità concessa dall’Unione Europea per aumentare il debito pubblico. Secondo Cottarelli, un incremento del deficit dovrebbe essere giustificato solo se necessario per evitare una recessione. Attualmente, gli indicatori economici non mostrano segni di debolezza tali da richiedere una manovra espansiva generalizzata.

    Nel primo trimestre dell’anno, l’andamento dell’economia italiana è stato relativamente positivo. I dati sull’occupazione e sulla produzione industriale hanno registrato un significativo aumento ad aprile, seguito da una lieve flessione a maggio, ma i livelli rimangono comunque elevati. Cottarelli suggerisce che eventuali interventi economici dovrebbero essere mirati a settori specifici particolarmente colpiti dalla crisi, finanziandoli attraverso tagli ad altre spese o mediante un incremento delle entrate fiscali.

    Un altro punto cruciale sollevato da Cottarelli riguarda la trasparenza dei programmi elettorali. Egli sottolinea che molte promesse fatte dai partiti politici sono prive di coperture finanziarie. In particolare, sono emerse stime che indicano impegni non finanziati per un ammontare compreso tra 140 e 150 miliardi di euro all’anno, una cifra che, se confermata, avrebbe significative implicazioni sul debito pubblico nel lungo termine.

    Riguardo ai salari, Cottarelli evidenzia che i salari reali in Italia sono diminuiti di circa il 6,6% negli ultimi trent’anni. Sebbene l’introduzione di un salario minimo possa contribuire a migliorare la situazione, non risolve il problema strutturale legato alla bassa crescita della produttività. Per affrontare questa sfida, sono necessarie politiche che incentivino gli investimenti e rendano l’Italia più attrattiva per le imprese.

    Inoltre, l’inflazione ha avuto un impatto considerevole sul potere d’acquisto dei lavoratori. Tra il 2021 e il 2022, i prezzi sono aumentati di circa il 16-17%, portando a una perdita di potere d’acquisto di circa il 13% per i lavoratori dipendenti. Sebbene nei tre anni successivi i salari abbiano recuperato parte del terreno perso, la ripresa dell’inflazione rappresenta un ulteriore fattore di rischio per la stabilità economica.

    Infine, Cottarelli si è espresso sul tema del consolidamento bancario, ritenendo inevitabile un processo di rafforzamento delle banche italiane per competere a livello europeo e mondiale. Tuttavia, ha sottolineato l’importanza di preservare le banche territoriali, che svolgono un ruolo fondamentale per le famiglie e le piccole e medie imprese, auspicando un approccio a doppio binario per garantire la stabilità del sistema bancario.

  • Sblocco di 300 milioni per l’autotrasporto: il governo risponde alle richieste del settore

    Sblocco di 300 milioni per l’autotrasporto: il governo risponde alle richieste del settore

    In Breve

    Qual è l'importo del credito d'imposta sbloccato per l'autotrasporto?
    Il credito d'imposta sbloccato è di 300 milioni di euro.
    Quando possono essere presentate le domande per il credito?
    Le domande possono essere presentate a partire da settembre.
    Cosa prevede il tavolo permanente dell'autotrasporto?
    Il tavolo permanente affronterà questioni relative alla logistica, normative e investimenti.

    Il governo italiano ha recentemente annunciato lo sblocco di un credito d’imposta di 300 milioni di euro a favore delle imprese di autotrasporto. Il decreto attuativo è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 167 del 21 luglio 2026, segnando un passo significativo per il settore. Questo credito d’imposta, che può arrivare fino al 70% della maggiore spesa sostenuta per l’acquisto di gasolio utilizzato per la trazione dei veicoli, si applica alle fatture relative al periodo da marzo a giugno 2026.

    Le imprese beneficiarie sono quelle che utilizzano gasolio commerciale per veicoli con una massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate. Inoltre, è stata confermata l’inclusione dell’HVO (olio vegetale idrotrattato) tra i costi ammissibili. Le domande per accedere a questo credito potranno essere presentate a partire da settembre tramite una piattaforma dedicata gestita dall’Agenzia delle Dogane.

    Questa misura arriva dopo settimane di pressioni da parte delle associazioni di categoria e in seguito all’incontro tenutosi il 22 luglio presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi. Durante questo incontro, si è discusso degli impegni assunti il 22 maggio a Palazzo Chigi, che avevano portato alla sospensione di un fermo nazionale nel settore.

    Il governo si era impegnato a introdurre il credito d’imposta e la possibilità di dilazionare il pagamento delle imposte, misure che sono state incluse in un decreto-legge approvato il giorno stesso dell’incontro. Il credito è stato successivamente confermato con la conversione in legge (Legge 25 giugno 2026, n. 113, pubblicata il 27 giugno).

    Nonostante queste misure, le associazioni di categoria avevano segnalato incertezze operative nelle settimane successive. Unatras, ad esempio, aveva scritto il 19 giugno alla presidente del Consiglio e ai ministri competenti per sollecitare tempi certi riguardo all’attuazione delle misure promesse.

    In aggiunta, è stata annunciata la convocazione, nei primi giorni di settembre, di un tavolo permanente dell’autotrasporto merci e della logistica. Questo tavolo, presieduto dal ministro, sarà aperto alle associazioni di categoria, alla committenza e alla Presidenza del Consiglio, e fungerà da strumento stabile di confronto su questioni relative alla logistica nazionale, normative, intermodalità e investimenti.

    Alessandro Peron, segretario generale di Fiap, ha commentato: «Lo sblocco dei 300 milioni e l’avvio del tavolo permanente sono due risultati concreti, che confermano l’impegno assunto dal Governo dopo l’intesa di Palazzo Chigi. Ma non possiamo permetterci ritardi: il gasolio è già tornato a salire e per migliaia di imprese ogni settimana persa pesa sui bilanci. Il tavolo permanente dovrà essere lo strumento per dare risposte rapide e strutturali, a partire dal rinnovo del parco mezzi».

  • Cermed di Guspini: la crisi produttiva e le misure per il futuro

    Cermed di Guspini: la crisi produttiva e le misure per il futuro

    In Breve

    Qual è la causa della crisi di Cermed?
    La crisi è causata da elevati costi energetici, trasporti e mancanza di gas metano.
    Quali misure ha attivato Cermed?
    Cermed ha attivato il concordato in bianco e la cassa integrazione straordinaria.
    Qual è la data indicativa per risolvere la crisi?
    Il termine indicativo per ricomporre la situazione è il 31 agosto.

    Lo stabilimento di ceramiche Cermed, situato a Guspini, ha annunciato la sospensione delle attività produttive, coinvolgendo 120 lavoratori. Questa decisione è stata presa a causa di una crisi aziendale legata a diversi fattori, tra cui l’aumento dei costi energetici e di trasporto, nonché la carenza di gas metano sull’isola.

    La maggior parte della produzione di Cermed è destinata ai mercati esteri, e l’azienda sta affrontando un aumento significativo delle spese di trasporto sia su gomma che marittimo. Inoltre, gli effetti del sistema europeo di scambio di quote di emissione (ETS) hanno ulteriormente aggravato la situazione finanziaria dell’azienda. A queste problematiche si aggiungono limitazioni nell’operatività bancaria, che hanno ostacolato la prosecuzione delle attività.

    In risposta a questa crisi, Cermed ha avviato le procedure per il concordato in bianco e ha attivato la cassa integrazione guadagni straordinaria per crisi aziendale, mettendo in sicurezza gli impianti e il personale. La situazione ha spinto alla mobilitazione per difendere il sito produttivo, con la Regione che ha presentato la vertenza al Ministero competente.

    Recentemente, a Guspini si è tenuta un’assemblea pubblica che ha visto la partecipazione di amministratori locali e regionali, per discutere le misure necessarie a garantire la continuità dell’attività produttiva. Gigi Loi, segretario regionale della Uiltec, ha sottolineato l’importanza di accelerare le procedure e ha richiesto un impegno concreto da parte delle amministrazioni locali per garantire la continuità territoriale delle merci e il completamento del metanodotto.

    Come termine indicativo per ricomporre la situazione, è stato citato il 31 agosto, data entro la quale si auspica di trovare soluzioni efficaci per superare questa crisi e garantire un futuro sostenibile per Cermed e i suoi lavoratori.

  • UniCredit: Un Semestre da Record con un Utile Netto di 6,3 Miliardi

    UniCredit: Un Semestre da Record con un Utile Netto di 6,3 Miliardi

    In Breve

    Qual è l'utile netto di UniCredit nel primo semestre del 2026?
    L'utile netto di UniCredit nel primo semestre del 2026 è stato di 6,3 miliardi di euro.
    Come sono cresciuti i ricavi netti core di UniCredit?
    I ricavi netti core sono cresciuti del 3,6% trimestre su trimestre, raggiungendo 12,2 miliardi di euro.
    Qual è la previsione per l'utile netto di UniCredit nel 2026?
    La previsione per l'utile netto di UniCredit nel 2026 è di oltre 11 miliardi di euro.

    UniCredit ha annunciato risultati straordinari per il primo semestre del 2026, chiudendo con un utile netto di 6,3 miliardi di euro, il migliore nella sua storia. Questo risultato rappresenta un incremento del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, o un impressionante 24% se si esclude una posta straordinaria negativa di 245 milioni di euro relativa ai proventi da negoziazione nel secondo trimestre.

    Nel solo secondo trimestre, l’utile netto si è attestato a 2,9 miliardi di euro, superando le stime che lo indicavano a circa 2,83 miliardi. I ricavi netti core hanno mostrato una crescita del 3,6% rispetto al trimestre precedente, raggiungendo i 12,2 miliardi di euro. Questo incremento è stato sostenuto da un forte impulso delle commissioni e dal risultato netto della gestione assicurativa, insieme a un margine di interesse in accelerazione.

    Nel primo semestre, i ricavi netti totali hanno raggiunto i 13 miliardi di euro, con un aumento del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, escludendo la posta straordinaria sui proventi da negoziazione, o un incremento del 4% al netto di tale esclusione. Tuttavia, il margine di interesse ha registrato una flessione dello 0,8%, scendendo a 7,2 miliardi di euro. Escludendo l’impatto della Russia, il margine di interesse ha mostrato un aumento dello 0,2%.

    Le commissioni e il risultato netto della gestione assicurativa hanno totalizzato circa 5 miliardi di euro nel semestre, segnando un incremento dell’11% e rappresentando circa il 38% dei ricavi netti. D’altra parte, i proventi da negoziazione si sono attestati a 229 milioni di euro, in calo del 55% rispetto al primo semestre precedente, principalmente a causa della posta straordinaria negativa di 245 milioni.

    Il costo del rischio è rimasto contenuto, a 17 punti base. Nel secondo trimestre, il gruppo ha generato organicamente 2,5 miliardi di euro, equivalenti a 85 punti base di capitale. Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit, ha evidenziato come il programma Unlimited stia accelerando la crescita redditizia dei ricavi e migliorando l’efficienza operativa. Orcel ha anche annunciato un aggiornamento della guidance per l’utile netto del 2026, previsto ben oltre 11 miliardi di euro, o circa 11,5 miliardi escludendo i costi di integrazione.

    Questi risultati non solo riflettono l’efficacia della strategia di UniCredit, ma anche gli investimenti in persone, tecnologia e intelligenza artificiale, che stanno contribuendo a posizionare la banca come un leader nel settore.

  • easyJet: utile ante imposte in calo del 70% nel terzo trimestre 2026

    easyJet: utile ante imposte in calo del 70% nel terzo trimestre 2026

    In Breve

    Qual è stato l'utile ante imposte di easyJet nel terzo trimestre 2026?
    L'utile ante imposte di easyJet nel terzo trimestre 2026 è stato di 85 milioni di sterline.
    Quali fattori hanno influenzato il calo dell'utile?
    Il calo dell'utile è stato influenzato dall'aumento del costo del carburante e dal rallentamento della domanda.
    Qual è la previsione per l'esercizio 2026?
    Per l'esercizio 2026, easyJet prevede una crescita della capacità di circa il 6% e dei posti disponibili intorno al 3%.

    easyJet ha chiuso il terzo trimestre dell’esercizio 2026 con un utile ante imposte adjusted di 85 milioni di sterline, registrando un calo del 70% rispetto ai 286 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Questo risultato è stato fortemente influenzato dall’aumento dei costi del carburante e dal rallentamento della domanda, in parte attribuibile all’escalation del conflitto in Medio Oriente, che ha avuto un impatto negativo sulle prenotazioni nei mesi primaverili.

    Nonostante le difficoltà, le prenotazioni sotto data si sono mantenute sostenute, e il management ha segnalato segnali di graduale miglioramento, evidenziando una ripresa della fiducia dei consumatori. Nel trimestre, la capacità di volo è aumentata del 3% in termini di ASK (Available Seat Kilometers) e i posti disponibili sono aumentati dell’1%. I passeggeri trasportati sono stati 25,8 milioni, con un load factor dell’88,9%, in calo di un punto percentuale rispetto all’anno precedente.

    Il ricavo unitario (RASK) ha mostrato una diminuzione del 3%, ma ha comunque registrato un miglioramento di un punto percentuale rispetto alle previsioni fornite a maggio. Al contempo, il CASK (Cost per Available Seat Kilometer) al netto del carburante è aumentato del 3%, mentre il costo unitario del carburante è salito del 13%, comportando un aggravio di 105 milioni di sterline rispetto al terzo trimestre 2025. Il picco dei prezzi del carburante è stato registrato ad aprile, toccando i 1.800 dollari per tonnellata metrica, incidendo in particolare sulla parte di consumi non coperta da hedging.

    Il segmento dei pacchetti vacanza ha mostrato stabilità, con easyJet holidays che ha riportato un utile ante imposte di 84 milioni di sterline, leggermente inferiore rispetto agli 86 milioni dell’anno precedente. Tuttavia, al netto dell’effetto cambi, il risultato operativo è cresciuto del 7%, e la divisione ha visto un incremento dell’8% nel numero di clienti, contribuendo così a guadagnare quote di mercato.

    Per l’intero esercizio 2026, il management prevede una crescita della capacità di circa il 6% e dei posti disponibili intorno al 3%, con una previsione di crescita dei clienti a doppia cifra bassa rispetto alla base di 3,1 milioni registrata nel 2025. Nella prima metà dell’esercizio 2027, la crescita della capacità dovrebbe tornare a livelli più normali, e le prime indicazioni sulle prenotazioni evidenziano un aumento dei rendimenti dei biglietti in percentuale a una cifra medio-alta.

    Il CEO Kenton Jarvis ha commentato: «L’impatto del conflitto in Medio Oriente ha continuato a riflettersi sia sui prezzi del carburante sia sulle tendenze di prenotazione durante il trimestre. Abbiamo mantenuto una politica tariffaria competitiva che ha sostenuto una forte domanda di prenotazioni sotto data per voli e pacchetti vacanza, mentre l’attenzione costante all’esecuzione operativa ci ha consentito di migliorare ulteriormente puntualità e soddisfazione dei clienti».

    easyJet conferma la sua strategia di miglioramento della redditività attraverso iniziative di efficienza operativa, lo sviluppo del business holidays e nuovi programmi di fidelizzazione previsti per il 2027. La compagnia ritiene che, con il ritorno a condizioni di mercato più favorevoli, tali iniziative possano sostenere il raggiungimento dell’obiettivo di medio termine di oltre 1 miliardo di sterline di utile ante imposte.

  • STM: Crescita dei Ricavi nel Secondo Trimestre Trainata dai Data Center per l’Intelligenza Artificiale

    STM: Crescita dei Ricavi nel Secondo Trimestre Trainata dai Data Center per l’Intelligenza Artificiale

    In Breve

    Qual è stato l'aumento dei ricavi di STM nel secondo trimestre 2026?
    STM ha registrato un aumento del 26% dei ricavi, raggiungendo 3,487 miliardi di dollari.
    Quali settori hanno contribuito alla crescita dei ricavi?
    I settori principali sono stati le apparecchiature di comunicazione, le periferiche per computer e l'industria automobilistica.
    Quali sono le previsioni per il terzo trimestre?
    STM prevede ricavi di 3,7 miliardi di dollari, con un incremento del 16,2% rispetto allo stesso periodo del 2025.

    STM ha chiuso il secondo trimestre del 2026 con risultati finanziari positivi, registrando un aumento dei ricavi del 26% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un totale di 3,487 miliardi di dollari. Questo incremento è stato accompagnato da un margine lordo che è cresciuto di 130 punti base, raggiungendo il 34,8%, e da un utile netto di 222 milioni di dollari, in netto contrasto con una perdita di 97 milioni nello stesso trimestre del 2025.

    I ricavi netti hanno superato le stime aziendali, sostenuti principalmente dai settori delle apparecchiature di comunicazione, delle periferiche per computer e dell’industria automobilistica. Il CEO Jean Marc Chery ha sottolineato l’aumento della domanda, con prenotazioni robuste in tutti i mercati finali, una maggiore visibilità e segnali di offerta limitata in diverse categorie di prodotto. Inoltre, i livelli di magazzino della distribuzione sono attualmente al di sotto degli obiettivi standard.

    Per il terzo trimestre, STM prevede ricavi di 3,7 miliardi di dollari, con un incremento del 16,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il margine lordo è atteso al 37%, tenendo conto di 70 punti base di oneri per sottoutilizzo degli impianti. L’azienda prevede un’ulteriore accelerazione dei ricavi nel quarto trimestre, grazie ai programmi in corso con i clienti nei data center per l’intelligenza artificiale e nelle comunicazioni via satellite a bassa orbita. Le stime indicano ricavi superiori ai 4 miliardi di dollari per l’ultima parte dell’anno, con una crescita del secondo semestre rispetto al primo che supera la normale stagionalità del 15%.

    STM ha anche rivisto al rialzo le previsioni sui ricavi per i data center, ora stimati superiori a 1 miliardo di dollari per il 2026 e con la possibilità di superare nettamente i 2 miliardi nel 2027, a condizione che la dinamica attuale continui e che gli impegni in essere vengano rispettati.

    Nel semestre chiuso il 27 giugno, i ricavi totali sono stati pari a 6,582 miliardi di dollari, rispetto ai 5,283 miliardi della prima metà del 2025. La posizione finanziaria netta al 27 giugno risultava positiva per 2,01 miliardi di dollari.

    Tuttavia, nonostante i risultati positivi, il titolo di STM ha aperto in calo a Piazza Affari, cedendo oltre il 15%. Questo calo è stato attribuito a prospettive leggermente inferiori alle attese e alla correzione in atto nel settore.