Tag: imprese

  • Synthesia lancia Roleplay Sessions: la nuova frontiera del training interattivo con AI

    Synthesia lancia Roleplay Sessions: la nuova frontiera del training interattivo con AI

    In Breve

    Cosa sono le Roleplay Sessions di Synthesia?
    Sono una piattaforma di training interattivo che utilizza avatar AI per simulare conversazioni ad alto rischio.
    Qual è l'obiettivo di Roleplay Sessions?
    Migliorare le performance dei dipendenti attraverso la pratica e il feedback in situazioni simulate.
    Chi sono i clienti di Synthesia?
    Tra i clienti vi sono aziende di grande prestigio, incluse società della Fortune 100 e leader di mercato in Europa.

    Synthesia lancia Roleplay Sessions: la nuova frontiera del training interattivo con AI

    Il panorama della formazione aziendale sta per essere rivoluzionato grazie al lancio di Roleplay Sessions da parte di Synthesia, una piattaforma che offre training interattivo per i dipendenti. Questo nuovo prodotto consente di esercitarsi in conversazioni ad alto rischio, come pitch di vendita, valutazioni delle performance e gestione di reclami, utilizzando un avatar AI che risponde e valuta le performance secondo rubriche prestabilite.

    Roleplay Sessions rappresenta la prima release di una piattaforma più ampia, denominata Sessions, che Synthesia intende ampliare includendo altri formati come colloqui di lavoro e screening dei candidati. L’azienda ha sviluppato questo prodotto in risposta alla crescente attenzione delle imprese verso il ritorno degli investimenti in AI per la formazione.

    Secondo Synthesia, molte iniziative formative attualmente in uso tendono a informare senza però cambiare il comportamento dei dipendenti. Il vero apprendimento, afferma l’azienda, avviene attraverso la pratica e il feedback. Roleplay integra rubriche, dati di performance e analytics con la tecnologia proprietaria di avatar e voce, mentre l’intelligenza di ragionamento sottostante si basa su modelli di OpenAI. Questo approccio mira a fornire non solo contenuti generati, ma anche prove misurabili dell’efficacia formativa.

    Tra i primi clienti di Synthesia ci sono nomi di spicco, tra cui una delle prime tre società per capitalizzazione in Europa, una tra le prime cinque della Fortune 100 e una delle maggiori società di recruiting a livello mondiale. I casi d’uso più comuni riguardano la formazione dei team di vendita e dei leader, con un focus particolare sulle soft skills. I clienti hanno la possibilità di creare programmi internamente o di avvalersi dei consulenti di Synthesia per soluzioni su misura, basate sui documenti e sul contesto formativo già esistenti.

    Attualmente, Roleplay è disponibile come offerta enterprise, ma Synthesia prevede di estendere l’accesso anche a piccole imprese, prosumer e istituzioni educative nei prossimi mesi, man mano che i costi di inference si abbassano. Il cofondatore e CEO Victor Riparbelli ha sottolineato l’importanza della pratica guidata e del feedback, riconoscendo l’efficacia del video rispetto a testi o documenti, ma evidenziando che l’apprendimento avviene soprattutto attraverso l’interazione attiva.

    In un mondo in cui la formazione continua è fondamentale per il successo aziendale, l’innovazione di Synthesia potrebbe rappresentare un passo decisivo verso un approccio più efficace e misurabile all’apprendimento e allo sviluppo delle competenze.

  • Le imprese italiane all’estero: resilienza e prospettive di investimento nonostante le sfide globali

    Le imprese italiane all’estero: resilienza e prospettive di investimento nonostante le sfide globali

    In Breve

    Qual è la propensione delle imprese italiane a investire all'estero?
    Il 51% delle imprese italiane intende investire sui mercati esteri nonostante le sfide.
    Quali sono i principali fattori che influenzano le decisioni d'investimento?
    I costi energetici e delle materie prime sono le principali preoccupazioni per il 57% delle aziende.
    Cosa prevede il futuro per le imprese italiane all'estero?
    L'82% delle imprese prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati per il 2027.

    Le aziende italiane attive sui mercati esteri dimostrano una notevole resilienza, continuando a investire nonostante le tensioni geopolitiche, le politiche protezionistiche e l’aumento dei costi di materie prime ed energia. Questo è quanto emerge dall’Osservatorio Assocamerestero 2026, che ha analizzato il sentiment delle imprese italiane attraverso la rete delle Camere di commercio italiane all’estero.

    Il report evidenzia che il 40% delle aziende considera il clima verso i prodotti italiani «molto positivo», con una domanda in crescita, mentre il 49% lo giudica «positivo, ma più selettivo». Solo il 9% degli intervistati definisce il contesto stabile e un esiguo 3% lo considera più prudente. Le valutazioni variano significativamente a seconda delle aree geografiche: in America Latina, l’80% delle imprese segnala un clima molto positivo, mentre in Africa le opinioni sono più divise, oscillando tra stabilità e prudenza.

    Per quanto riguarda gli investimenti, il 51% delle imprese italiane intervistate ha dichiarato l’intenzione di investire ulteriormente sui mercati esteri. Al contrario, il 26% adotta un atteggiamento più cauto, il 20% mira a difendere le posizioni già acquisite e solo il 3% prevede una riduzione della propria esposizione. Le risposte variano anche in base all’area geografica: in Asia e negli Stati Uniti, tutte le aziende si dichiarano pronte a investire, mentre in Europa si registra una maggiore cautela, con il 39% orientato a nuovi investimenti e il 33% a strategie difensive.

    Tra i fattori che influenzano le decisioni d’investimento, i costi energetici e delle materie prime emergono come le principali preoccupazioni per il 57% del campione. Seguono il rischio cambio e l’instabilità finanziaria (23%), le politiche protezionistiche e la competizione tra blocchi economici e conflitti regionali (20% ciascuno), e l’instabilità normativa e politica dei singoli mercati (14%).

    In un contesto competitivo, le aziende italiane riconoscono che non basta più puntare sulla qualità del prodotto. Oltre la metà degli intervistati indica la strategia di medio-lungo periodo come prioritaria, mentre il 29% sottolinea l’importanza di scegliere partner locali affidabili e il 26% la necessità di conoscere le regole del paese di destinazione. I principali concorrenti citati includono Cina (77%), Francia (46%) e Germania (43%).

    Le misure ritenute necessarie per migliorare la competitività includono una maggiore promozione coordinata del made in Italy (71%) e un incremento del sostegno pubblico all’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese (49%).

    Guardando al futuro, il 82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati per il 2027: il 24% si aspetta una crescita sostenuta, il 56% una crescita moderata e il 18% una fase di stabilità, mentre nessuno prevede un rallentamento generalizzato.

    Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, sottolinea che il made in Italy continua a essere percepito come un simbolo di qualità e stile, ma avverte che «oggi non è più sufficiente». Secondo Pozza, nei mercati internazionali è sempre più cruciale mantenere una presenza continua, conoscere le normative locali, scegliere partner affidabili e adattare i modelli commerciali, rendendo la qualità solo il punto di partenza di una strategia vincente.

  • Il Commercio in Italia: Crescita del Fatturato Nonostante la Riduzione dei Punti Vendita

    Il Commercio in Italia: Crescita del Fatturato Nonostante la Riduzione dei Punti Vendita

    In Breve

    Qual è la riduzione dei punti vendita in Italia dal 2018 al 2023?
    Il numero di negozi al dettaglio in Italia è sceso da 666.479 a 570.313, con una riduzione di circa 96mila unità.
    Come è cambiato il fatturato del commercio in Italia?
    Il fatturato complessivo del settore è aumentato del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.
    Quali settori hanno registrato la crescita maggiore?
    I discount alimentari hanno visto un aumento del fatturato del 101,1% e le farmacie hanno registrato una crescita del 4,2%.

    Negli ultimi cinque anni, il panorama del commercio al dettaglio in Italia ha subito profondi cambiamenti. Tra il 2018 e il 2023, il numero di negozi è diminuito drasticamente, passando da 666.479 a 570.313, con una riduzione di circa 96mila unità, pari a un -14,4%. Tuttavia, in controtendenza, il fatturato complessivo del settore ha registrato un aumento significativo del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.

    Questa contrazione ha colpito in particolare i negozi ambulanti, che hanno visto una diminuzione del 27,3%, e i piccoli negozi alimentari, il cui numero è calato del 17,9%. Al contrario, le farmacie hanno mostrato una crescita del 4,2%. Un fattore determinante per l’aumento del fatturato è stato il boom dei discount alimentari, che hanno incrementato le loro unità locali del 7,4%, il numero degli addetti del 51,2% e il fatturato del 101,1%. In questo contesto, l’inflazione, che è aumentata del 19,8%, ha contribuito a spiegare solo in parte questa crescita, evidenziando una crescente ricerca di convenienza da parte delle famiglie italiane.

    Inoltre, il settore dell’e-commerce, insieme alla vendita porta a porta e ai distributori automatici, ha visto un incremento del 13,6% delle unità locali e un notevole aumento del fatturato del 41,9%. Questo suggerisce un cambiamento nelle abitudini di consumo, con un’attenzione crescente verso le modalità di acquisto più pratiche e convenienti.

    Nonostante la riduzione dei punti vendita, il mercato del lavoro non ha subito un impatto equivalente. Gli addetti al commercio sono diminuiti solo dell’1,8%, mentre il numero medio di lavoratori per negozio è aumentato, passando da 2,9 a 3,3. Settori come abbigliamento e calzature hanno registrato incrementi significativi del numero di addetti (+22,4%), così come gli articoli culturali e ricreativi (+21,4%), anche se molti di questi comparti hanno chiuso numerose insegne.

    Il fatturato per addetto ha visto un incremento del 27,9%, passando da 172mila a 220mila euro, con punte del 43,5% per le farmacie e del 50,4% per i settori carburanti e tabacchi. Negli ipermercati, sebbene il fatturato per addetto sia aumentato del 4,4%, il fatturato complessivo ha subito una flessione dell’8,4%, con una riduzione della dimensione media dei punti vendita del 13,6%. Questo fenomeno è simile a quanto osservato in Francia, dove il formato degli ipermercati sembra aver raggiunto una fase di maturità.

    Dal punto di vista territoriale, i dati al 2023 mostrano che il Sud Italia mantiene una densità commerciale più alta, con 12,1 negozi ogni mille abitanti, rispetto agli 8,8-8,9 del Nord-est e del Nord-ovest. Questa capillarità è legata a minori opportunità di lavoro dipendente, all’efficacia degli incentivi e alla crescita del turismo. Inoltre, il Sud è l’unica macroarea in cui gli addetti sono aumentati sia negli esercizi specializzati (+1,9%) che in quelli non specializzati (+10%) tra il 2018 e il 2023.

  • easyJet: utile ante imposte in calo del 70% nel terzo trimestre 2026

    easyJet: utile ante imposte in calo del 70% nel terzo trimestre 2026

    In Breve

    Qual è stato l'utile ante imposte di easyJet nel terzo trimestre 2026?
    L'utile ante imposte di easyJet nel terzo trimestre 2026 è stato di 85 milioni di sterline.
    Quali fattori hanno influenzato il calo dell'utile?
    Il calo dell'utile è stato influenzato dall'aumento del costo del carburante e dal rallentamento della domanda.
    Qual è la previsione per l'esercizio 2026?
    Per l'esercizio 2026, easyJet prevede una crescita della capacità di circa il 6% e dei posti disponibili intorno al 3%.

    easyJet ha chiuso il terzo trimestre dell’esercizio 2026 con un utile ante imposte adjusted di 85 milioni di sterline, registrando un calo del 70% rispetto ai 286 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Questo risultato è stato fortemente influenzato dall’aumento dei costi del carburante e dal rallentamento della domanda, in parte attribuibile all’escalation del conflitto in Medio Oriente, che ha avuto un impatto negativo sulle prenotazioni nei mesi primaverili.

    Nonostante le difficoltà, le prenotazioni sotto data si sono mantenute sostenute, e il management ha segnalato segnali di graduale miglioramento, evidenziando una ripresa della fiducia dei consumatori. Nel trimestre, la capacità di volo è aumentata del 3% in termini di ASK (Available Seat Kilometers) e i posti disponibili sono aumentati dell’1%. I passeggeri trasportati sono stati 25,8 milioni, con un load factor dell’88,9%, in calo di un punto percentuale rispetto all’anno precedente.

    Il ricavo unitario (RASK) ha mostrato una diminuzione del 3%, ma ha comunque registrato un miglioramento di un punto percentuale rispetto alle previsioni fornite a maggio. Al contempo, il CASK (Cost per Available Seat Kilometer) al netto del carburante è aumentato del 3%, mentre il costo unitario del carburante è salito del 13%, comportando un aggravio di 105 milioni di sterline rispetto al terzo trimestre 2025. Il picco dei prezzi del carburante è stato registrato ad aprile, toccando i 1.800 dollari per tonnellata metrica, incidendo in particolare sulla parte di consumi non coperta da hedging.

    Il segmento dei pacchetti vacanza ha mostrato stabilità, con easyJet holidays che ha riportato un utile ante imposte di 84 milioni di sterline, leggermente inferiore rispetto agli 86 milioni dell’anno precedente. Tuttavia, al netto dell’effetto cambi, il risultato operativo è cresciuto del 7%, e la divisione ha visto un incremento dell’8% nel numero di clienti, contribuendo così a guadagnare quote di mercato.

    Per l’intero esercizio 2026, il management prevede una crescita della capacità di circa il 6% e dei posti disponibili intorno al 3%, con una previsione di crescita dei clienti a doppia cifra bassa rispetto alla base di 3,1 milioni registrata nel 2025. Nella prima metà dell’esercizio 2027, la crescita della capacità dovrebbe tornare a livelli più normali, e le prime indicazioni sulle prenotazioni evidenziano un aumento dei rendimenti dei biglietti in percentuale a una cifra medio-alta.

    Il CEO Kenton Jarvis ha commentato: «L’impatto del conflitto in Medio Oriente ha continuato a riflettersi sia sui prezzi del carburante sia sulle tendenze di prenotazione durante il trimestre. Abbiamo mantenuto una politica tariffaria competitiva che ha sostenuto una forte domanda di prenotazioni sotto data per voli e pacchetti vacanza, mentre l’attenzione costante all’esecuzione operativa ci ha consentito di migliorare ulteriormente puntualità e soddisfazione dei clienti».

    easyJet conferma la sua strategia di miglioramento della redditività attraverso iniziative di efficienza operativa, lo sviluppo del business holidays e nuovi programmi di fidelizzazione previsti per il 2027. La compagnia ritiene che, con il ritorno a condizioni di mercato più favorevoli, tali iniziative possano sostenere il raggiungimento dell’obiettivo di medio termine di oltre 1 miliardo di sterline di utile ante imposte.