In Breve
- Qual è stata la decisione della Corte d’Appello di Milano riguardo agli altiforni dell’ex Ilva?
- La Corte ha confermato il blocco degli altiforni entro il 28 ottobre.
- Chi ha presentato il ricorso contro il decreto di blocco?
- Il ricorso è stato presentato da Ilva spa e Acciaierie d’Italia.
- Qual è l'argomento principale della Corte riguardo alla salute?
- La Corte ha stabilito che il diritto alla salute prevale sul rischio di danni economici.
La Corte d’Appello di Milano ha rigettato la seconda istanza di sospensione del decreto che prevede lo stop dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto. Con questa decisione, la Corte ha confermato l’obbligo di spegnere gli altiforni entro il 28 ottobre, un provvedimento che si inserisce nel contesto di una lunga e complessa vicenda legale.
Il nuovo ricorso era stato presentato da Ilva spa e Acciaierie d’Italia, attualmente in amministrazione straordinaria, con la richiesta di sospendere l’efficacia del decreto emesso a luglio. Tuttavia, il provvedimento di 12 pagine della Corte, redatto dalla sezione imprese e firmato dai giudici Ondei, Del Vecchio e Cortelloni, ha messo in evidenza come il pericolo derivante dall’eventuale spegnimento degli altiforni debba cedere il passo al diritto alla salute, considerato prevalente in base all’interpretazione delle normative comunitarie e alle previsioni costituzionali.
Le discussioni davanti ai giudici si sono svolte il 30 settembre, durante le quali il sostituto procuratore generale Angelo Renna ha chiesto il rigetto della nuova istanza, già respinta in precedenza l’11 settembre. I legali di Ilva e di Acciaierie d’Italia hanno invocato il rischio di un danno irreparabile, chiedendo tempo fino al giudizio della Cassazione fissato per il 20 ottobre.
In risposta, Ascanio Amenduni, legale dei cittadini di Taranto, ha sottolineato che, essendo l’impianto ormai al minimo, non sussiste un pregiudizio irreparabile. «La salute vince ancora», ha commentato, evidenziando l’importanza di tutelare la salute pubblica di fronte alle emissioni nocive degli impianti e alla presenza di amianto.
Questa decisione della Corte d’Appello rappresenta un passo significativo nella lotta per la salvaguardia della salute dei cittadini di Taranto, una comunità fortemente colpita dalle conseguenze ambientali e sanitarie legate all’industria siderurgica.

