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Google accelera verso la crittografia post-quantistica con i Merkle Tree Certificates

Google e la crittografia post-quantistica

In Breve

Cosa sono i Merkle Tree Certificates?
I Merkle Tree Certificates sono certificati X.509 che utilizzano un registro pubblico per garantire la presenza e l'integrità dei dati.
Quando Google prevede di completare la migrazione alla crittografia post-quantistica?
Google ha fissato il termine per la migrazione al 2029.
Qual è l'obiettivo della roadmap di Google?
L'obiettivo è preparare infrastrutture per affrontare i rischi legati alla crittografia e garantire la sicurezza dei dati.

Google ha recentemente anticipato il termine della sua migrazione verso la crittografia post-quantistica, fissato ora per il 2029. Questa decisione è stata accompagnata dalla pubblicazione di una roadmap dettagliata, organizzata in tre domini di rischio e con milestone specifiche per vari servizi. La mossa si inserisce nel contesto di un crescente rischio, poiché attori avversari potrebbero già raccogliere dati cifrati con l’intento di decifrarli in futuro, in un approccio noto come “harvest now, decrypt later”.

La roadmap di Google evidenzia la necessità di preparare infrastrutture in grado di adattarsi a standard e formati di certificati in rapida evoluzione. Gli algoritmi progettati per resistere ai computer quantistici, come il ML-DSA, generano chiavi e firme significativamente più grandi. Se distribuiti tramite l’attuale Public Key Infrastructure (PKI), questi potrebbero compromettere le prestazioni dei sistemi e delle reti, specialmente in contesti a elevata latenza.

Un elemento chiave della roadmap è l’introduzione delle Merkle Tree Certificates (MTC), previste per il 2028. Questi certificati X.509 sostituiscono la tradizionale firma pesante con una prova di presenza in un registro pubblico di emissione, strutturato come un Merkle tree. Questo approccio consente ai browser di verificare una breve traccia di impronte digitali, confrontandola con il sommario del registro ricevuto tramite aggiornamenti software.

Le MTC non eliminano i certificati X.509 esistenti, ma li affiancano, mantenendo i certificati compatti e rendendoli verificabili pubblicamente. Questo sistema mira a mitigare l’impatto delle firme post-quantistiche sulle prestazioni. Inoltre, le MTC puntano a garantire una maggiore trasparenza: un certificato è considerato valido solo se la sua voce è presente nel registro pubblico, il che implica un logging rigoroso dell’emissione.

Lo sviluppo delle MTC è frutto della collaborazione tra diversi operatori del settore e standard in fase di lavoro presso l’IETF. Tra i partecipanti ci sono aziende e autorità di certificazione che hanno contribuito alla ricerca, e alcuni operatori hanno già espresso impegni pubblici verso il nuovo formato.

Google prevede anche l’implementazione di un Quantum-resistant Root Store, che supporterà esclusivamente certificati resistenti ai quanti nel formato MTC, piuttosto che come semplici firme post-quantistiche inserite negli X.509 tradizionali. Per le organizzazioni, l’implicazione pratica non è l’adozione immediata delle MTC, ma la capacità di implementare nuovi formati senza necessità di programmi di ingegneria pluriennali. Si raccomanda di effettuare un inventario completo di certificati e asset crittografici, di automatizzare il ciclo di vita dei certificati e di sviluppare una roadmap post-quantistica fornita dalle proprie autorità di certificazione.

Il campo della crittografia post-quantistica è in continua evoluzione e le MTC potrebbero non rappresentare l’unica soluzione definitiva. Tuttavia, le organizzazioni che investono ora in agilità crittografica, gestione automatica dei certificati e completa visibilità saranno in una posizione privilegiata per adattarsi all’evoluzione degli standard futuri.

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redazione

Redazione di Aambiente.

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